intervista televisiva su “se solo mia madre sapesse” sul canale “roma1”


Un viaggio ai confini del possibile, lontano da casa e dai paletti della quotidianità. Una valigia carica di aspettative e racconti inimmaginabili di chi quell’esperienza l’ha già vissuta: Lorenzo parte per la Spagna, destinazione Salamanca, e si immerge in un Erasmus fatto di notti brave e puro sballo. La normalità si veste di follia e tra le pagine del romanzo si susseguono, una dopo l’altra, le avventure di un protagonista che perde progressivamente il contatto con la realtà. Tutto questo per 9 lunghi mesi: “Dovevo convincermi che ciò che credevo fosse normale in Erasmus, non lo era nella vita di tutti i giorni. Ma forse non lo era neppure in Erasmus stesso”. Così Lorenzo si ritrova ben presto a dover fare i conti con i suoi eccessi e a dover scegliere se rimettere in valigia i panni sporchi delle feste o la consapevolezza di essere diventato grande. “Se solo mia madre sapesse” trascina prepotentemente il lettore dietro alle vicissitudini senza fine del suo giovane protagonista: un viaggio interiore prima ancora che reale; una presa di coscienza progressiva che, pagina dopo pagina, costringono Lorenzo ad una crescita senza ritorno. Il tutto avvolto da un turbinio di emozioni che resteranno impresse per sempre nell’animo e nei ricordi del giovane. Tra le righe, il lettore scorge se stesso, la ricerca estenuante della propria identità, quella ricerca che Lorenzo porta avanti al di là del mare, ma che ciascuno vive nella più ordinaria quotidianità.

Davide Chiara dipinge magistralmente ogni dettaglio della storia attraverso una scrittura visiva mai banale né improvvisata. Le parole si vestono di immagini e l’ironia non risparmia nessuno, nemmeno lo stesso protagonista. L’impressione è quella di toccare con mano i luoghi, di osservare direttamente gli eventi proprio come accade con i film.

Una storia che racconta un’esperienza realmente vissuta dall’autore dieci anni fa, con il suo Erasmus: la componente autobiografica si ferma laddove la vita lascia spazio alla follia. L’esigenza è quella di descrivere il viaggio non com’è stato, ma come avrebbe potuto essere con un pizzico di incoscienza in più e qualche freno in meno. Il consiglio è di fare comunque questo viaggio, di viverlo con il giusto spirito, accertandosi naturalmente che mamma non lo venga mai a sapere.

Servizio di Veronica Fermani (30/10/10)